The Dark Side of the Mask

Fino a qualche mese fa, chi camminava a fatica con una mascherina in faccia veniva guardato con sospetto, tenuto a distanza nel timore di essere contaminati da quel dolore che smascherava palesemente al mondo una folla egoista, incapace di amare, di essere, schiava solo dell’apparire. Non è facile per una persona, che a fatica resta aggrappata a quel filo sottile, uscire dopo mesi di sedute di chemioterapia e sentirsi osservata da occhi vuoti, sgranati, indifferenti e incapaci di comprendere e di donare un sorriso aperto, profumato di vita. Oggi indossiamo tutti quella mascherina, ma non per solidarietà nei confronti di chi l’ha portata nel silenzio della propria malattia, ma perché un virus ci ha costretti a distanziarci da un mondo che ritrova l’empatia solo nella paura di perdere tutto. Si cammina per le strade diffidando della promiscuità, del minimo contatto umano, non riconoscendo più neanche l’espressione di chi incontriamo. Continuiamo a ripeterci che da Covid in poi nulla sarà più lo stesso, ma riusciremo veramente a far crescere dentro di noi qualcosa di diverso, di positivo, senza più temere tutto ciò che percepiamo lontano da noi come una minaccia al nostro fragile equilibrio, comprendendo una volta per tutte che solo nell’altro recuperiamo quel noi?

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SCORIE

Faccio pulizia, butto nel cassone tutto ciò che è finto, recitato, posticcio, unto. Butto tutto ciò che non voglio più abiti casa mia, tutto ciò che intossica l’anima. Butto tutti quei sorrisi di plastica ricevuti, le simulazioni di spumeggianti emozioni, i cuori artefatti appesi sui portoni per apparire al mondo più buoni. Butto l’amarezza del disprezzo, dell’emarginazione dei benpensanti da cortile, che incatenano le anime al capro espiatorio di turno, per assolvere se stessi da una malvagità mascherata d’innocenza.

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FILORELIGIONE

Mi inginocchio davanti alla carta assorbente figlia di foreste primigene scomparse, alla carta igienica a doppio strato, delicata nel profumo e nel contatto, che ci fa sentire migliori. Mi inginocchio davanti agli ammorbidenti coccolosi, ansiolitici, dermotossici, agli sbiancati miracolosi che portano via qualsiasi alone dalla nostra vita. Mi inginocchio davanti ai deodoranti senza parabeni, astemi e xenofobi, che ci aiutano a tenerci lontano dai cattivi odori dei contatti sociali. Mi inginocchio davanti alle creme lenitive che portano pace ai nostri pruriti intimi. Mi inginocchio d’innanzi ai prodotti per la cura del corpo, le creme anti rughe e quelle idratanti, che illudono il cuore di non essere arido. Mi inginocchio dinnanzi ai cordon bleu, ai würstel, agli hamburger, delizie per i nostri bambini fatti con pasta di carne animale cresciuta a ormoni e deceduta nella disperazione. Mi inginocchio davanti ai formaggi freschi e cremosi, a basso contenuto di colesterolo, ad alto tasso di energia nucleare. Mi inginocchio davanti all’insalata imbustata, compagna di antichi procarioti, nemica del nostro equilibrio intestinale. Mi inginocchio davanti alla frutta e alla verdura gigantesca, asettica, senza vita. Mi inginocchio di fronte a montagne di patatine, ricche di ottenebrante glutammato, che a ogni scrocchio inglobano e occultano gli enormi sensi di colpa, vomitati l’attimo dopo in un cesso di un pub alla moda. Mi inginocchio davanti alle accattivanti merendine ricche di glucosio per stimolare la stanchezza di una vita troppo smart, colma di inutili delusioni e fragili aspettative. Mi inginocchio davanti alle bevande gassate, droghe epatiche senza ritorno, che ci rendono dipendenti e smemorati. Mi inginocchio davanti ai Monopoli di Stato, suicidio legalizzato su quattro ruote. Mi inginocchio davanti ai cibi precotti, a quelli congelati, figli dell’isteria di massa, che conservano intatto il sapore di un individualismo demenziale, mascherato di buono per seppellire la paura, che subito riprenderà a correre senza direzione, senza una ragione, senza domande, nell’attesa del prossimo virus che guardandoci negli occhi ci dirà: “Non hai capito ancora nulla? Ma sei proprio un gran coglione”.

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BALCONI VUOTI

Ci siamo tuffati nel virtuale confondendo la vita, e ora Covid ci battezza uomini virtuali, capaci di ritrovare un attimo di umanità solo all’aria di un balcone.

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OSSIGENO

Pensavo che bellezza fosse la pioggia d’estate sulla pelle, il mare che rigenera la vita, il sorgere del sole, la neve e il suo silenzio, il cielo saturo di stelle. Pensavo che bellezza fosse la coreografia di uno stormo di uccelli in volo, il vento sulla prua, un essere umano che guarisce da una ferita, le mani di un bambino. Pensavo che bellezza fosse la pagina di un libro che ti apre un orizzonte, lo sguardo denso di un anziano, la forza della quiete che va oltre il conflitto, la gioia di quando si supera la morte. Pensavo che bellezza fosse l’abbraccio di un amico, parlare con la gente, gustare del buon cibo, correre fra il verde, emozionarsi d’arte. Pensavo… e in parte è vero, ma solo nei tuoi occhi ritrovo l’essenza di quell’unica bellezza che illumina e colora ogni respiro, ossigenandolo di profumata eterna giovinezza.

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CON TE PER DISEGNARE IL FUTURO

Amo profondamente le Marche. In giro per i Sibillini ho molti amici che con coraggio hanno affrontato il terremoto, e con grande dignità e forza d’animo ogni giorno mettono quel mattone in più per ricostruire le loro vite. Mi è capitato, andandoli a trovare, di rendermi conto fisicamente di quanto sia potente l’azione della solidarietà. Ho visitato le scuole ricostruite grazie all’intervento della Fondazione Andrea Bocelli. Ho visto negli occhi di quei bambini una serenità riconquistata grazie a un affetto concreto, basato sugli abbracci, e non solo su parole. E ora che non possiamo abbracciarci e stare vicini quanto vorremmo, a causa di un virus che ci allontana, la Fondazione è ancora lì presente, in quei luoghi, aiutando la connessione della vita in crescita verso un nuovo futuro, verso un rinascimento umano. Sosteniamo queste persone, e quando riprenderemo a uscire di casa andiamo a respirare la bellezza delle Marche, ne vale proprio la pena…

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FORSE

Soffia nitida l’atmosfera, fino a dentro l’anima, schiarendo la foschia del vivere alla rincorsa di un inafferrabile nulla, rinunciando ad assaporare l’immobilità del tempo che immutato ci avvolge fin dalla culla, illudendoci che sia tutto in continuo movimento, tralasciando che l’Universo non diviene, è, anche se le stelle ci raccontano del loro antico spegnimento.

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LIBERTÀ

Libertà è una parola magica che può divenire pericolosa. La libertà non è sancita da qualcuno o da qualcosa. La libertà si basa su di un principio individuale d’equilibrio fra noi e il mondo, si nutre di rispetto e amore, delicata come una rosa. La libertà non è libertà di fare qualsiasi cosa, non conosce parole come predominio, violenza, non irrompe, non condiziona, non osa. La libertà è matura, intelligente, la libertà è generosa.

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LIFELIGHT

Nella vita ho imparato che non è facile risalire da un abisso, ma non impossibile. Bisogna non smettere mai di guardare verso l’alto, mai lasciarsi circondare totalmente dalle tenebre, che assorbono energia vitale, preziosa. Immaginare di essere già avvolti dalla luce, anche quando tutto dentro di noi sembra spento, senza più risorse, illuminando il buio con quella forza che nei momenti difficili scopriamo di avere. Desiderare con tenacia di andare oltre a quella condizione negativa, di dare vita a un nuovo volo che ci aiuti a ritrovare noi stessi, prefigurando la risalita, anche quando tutto di noi sembra perduto. Non è facile, ma funziona, basta focalizzarsi sulla propria fonte d’illuminazione.

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ISOLA MENTI

Sempre più lontani figli naufraghi della speranza, esuli di paura chiusi dentro a quella sola stanza, dove si diviene grandi o si muore senza coerenza, dove si cucina solo un’apatica indifferenza. Sempre più lontani invece di stringerci più vicini, simulando solo su chat una parvenza di contatto umano, sconosciuto a noi e a un mondo senza più destini, quando finite le canzoni ritroveremo un uomo solo, chiuso in un balcone, blindato dentro ai suoi confini.

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L’ATOMO PRIMORDIALE

Filtra dalle crepe una lamina di luce,

                            una speranza di ripristino dell’uomo,

mentre aleggiano le note di una voce,

                            canti di anime di un corteo lontano.

Con abbraccio vero rinascerà la specie,

                             scomparsa ogni falsa stretta di mano,

e dal dolore forse riapparirà Fenice,

                             dall’utopia di un nuovo essere umano.

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LIFE LINE

Momenti pesanti come sassi.

                                             Lividi nudi non più nascosti.

Tagli all’aria non più occultati.

                                             Ricordi tristi non più rimossi.

Attimi di vita non più banditi.

                                             Nulla all’oblio, senza rimorsi.

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MOLTO PIÚ DI UN SEMPLICE ABBRACCIO

Quando tutto questo sarà finito non si potrà più fingere di essere.

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RISORGEREMO!

Risorgeremo, ne sono sicuro.

Buona Pasqua!

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ANGELI EROI

Angoli di sosta sospesi fra vita e morte, fra gli armadietti e le fotografie di chi aspetta a casa il ritorno dei propri cari sulle porte. Cavalieri sfiniti che cercano di ritemprare le proprie forze per salvare ogni essere malato, armati di umana civiltà per combattere quel nemico senza risparmiare un attimo di fiato. Visiere e tute bianche con i nomi scritti sulla schiena, quasi a dimenticare chi si è realmente, per poter volare da chi sta sotto a quel respiratore lottando per non morire. Occhi stanchi, capelli umidi di sudore, volti segnati che traboccano coraggio e ardore, guance lese dalle tensioni deturpanti del dolore, compresso da maschere che tracciano solchi di sangue lungo il viso, lasciando abrasioni di turni che durano per ore. Fronti, zigomi, e nasi incerottati, come quelli dei pugili sfiniti, che fino all’ultimo lottano da eroi, angeli anonimi che troppo spesso, nel silenzio, muoiono per noi.

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