L’ERA DEL PERCETTIVISMO

Avere una cicatrice sul volto non è cosa facile da accettare. Penso di esserci riuscito, e con Lei mi sono anche alleato. La utilizzo come un test proiettivo per capire chi ho difronte. Sono tante le persone che si fermano alla cicatrice, ma per fortuna tantissime quelle che vanno oltre… Tendiamo troppo a giudicare a livello percettivo, convinti di sapere tutto di un essere umano, solo giudicando un segno. L’intuito è altra cosa, la percezione è solo pregiudizio, solo proiezione del nostro mal essere, che spesso per nascondersi inizia a lapidare.

Informazioni su Guido Fabrizi

Partendo dalla fotografia, sto percorrendo l'impervia strada della scrittura cinematografica. Di questi tempi, tutti mi dicono che è da folli girare per produzioni con i propri soggetti sotto il braccio... Sarebbe da folli rinunciare...
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14 risposte a L’ERA DEL PERCETTIVISMO

  1. maria cavallaro ha detto:

    Dietro una cicatrice sul viso, possono esserci tante storie perché è visibile e ognuno ne è attratto e spesso ci fantastica sopra, ma la verità è una sola e con essa deve convivere solo chi ce l’ha. Io ho la vitiligine e le mie macchie bianche talvolta attirano la curiosità della gente, io ho imparato a scherzarci sopra e dopo quarant’anni pochi le notano perché io sono così da sempre. ciao!

  2. newwhitebear ha detto:

    del tutto d’accordo. mai fermarsi alle apparenze. Il sesto senso o l’intuito possono aiutare a capire chi ci sta di fronte. la sola percezione visiva no. L’abito non fa il monaco

    • Guido Fabrizi ha detto:

      È difficile giudicare le persone…anche solo per il fatto che ogni volta che ci apprestiamo a un giudizio dovremmo chiederci il perchè. Spesso l’interpretazione è condizionata da fattori interni che vengono proiettati fuori attraverso il giudizio come pretesto, e che non hanno nulla a che vederer con colui/lei che stiamo giudicando, ma solo con noi stessi. Personalmente preferisco conoscere l’altro, eliminando dalla valutazione gli elementi superficiali che puntualmente forviano. Nei social questo emerge in tutto il suo aspetto più percettivo…basta qualche post per far dire: “ti conosco”…

      • newwhitebear ha detto:

        quando devo giudicare una persona, sgombro il pensiero da tutti i pregiudizi e cerco di formulare un pensiero il più obiettivo possibile – pare ovvio che l’oggettività assoluta è pura utopia –
        L’elemento percettivo, come ho detto, lo escludo e mi baso su altro. I social non li frequento da sempre – a parte wp e twitter nel passato, e qui mi viene in soccorso l’intuito.

      • Guido Fabrizi ha detto:

        Ma nei social cosa si conosce? Un icona, qualche pensiero decontestualizzato…Non dico nel tuo caso, altrimenti ti giudicherei:-), ma il problema sta proprio nell’intreccio fra percezione e intuito. Chi giudica superficialmente spesso si reputa intuitivo…come fa a dire a se stesso la verità? Queste dinamiche penso che ancora siano poco chiare anche agli psicologi…È interessante lo schema di Johari per riflettere sul tema.

      • newwhitebear ha detto:

        Non conosco lo schema ma sono d’accordo con te sulla differenza tra percezione e intuito ovvero nel loro intreccio. Guardandosi in faccia è più facile capire se sta ciurlando nel manico. Quando si è nel virtuale,bisogna leggere con attenzione tra le righe. Qualcosa sfugge sempre ed è rivelatore. Il problema è che come si giudica con superficialità, si legge con superficialità.

      • Guido Fabrizi ha detto:

        Forse tutto sta nel non avere mai un’idea di giudizio troppo nitida dell’altro, ma viverlo a tutto tondo, imparando ad accettare pregi e i difetti. La presunzione di conoscere l’altro porta quasi sempre a quelle frasi tipo: “sembrava così una brava persona”, quante toppate…Lo so, purtroppo in quest’epoca si tende a marchiare. Penso che sia un effetto di una noia causata dall’abuso di tutto, anche di una sorta di consumismo delle relazioni.

  3. chiaralorenzetti ha detto:

    Ciao, sono Chiara e sono una restauratrice di ceramica. Da un anno a questa parte ho imparato l’arte Kintsugi che ripara con l’oro le rotture delle ceramiche, mettendole in evidenza, così come l’immagine che hai messo.
    In questo anno ho studiato non solo la tecnica ma la filosofia Zen che la governa, l’accettazione, l’empatia, il sapersi accettare per quello che si è.
    A proposito di cicatrici, voglio raccontarti la storia di Gioia di Biagio. Lo faccio lasciandoti il link della sua performance “Io mi Oro” che si terrà a Milano il 6 luglio, alla Corte dei Miracoli. Io esporrò le mie ceramiche Kintsugi.
    Sarebbe bello che tu potessi confrontarti con lei che di cicatrici ha pieno il corpo e il cuore meraviglioso.
    http://www.latigredicarta.it/corte_dei_miracoli/2017/06/26/come-oro-nelle-crepe/

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