VIANDANTI

guidofabrizi

Spesso, percorrendo la strada in auto, ti può capitare di passare attraverso una porta girevole e ritrovarti a fare un salto nel tempo, come in un film surrealista. Magari, attraversando un incrocio, può capitarti di vedere camminare un uomo elegante, dal passo fiero e spedito, con dei baffini arricciati all’insù, e i capelli, lucidi di brillantina, all’indietro, quasi ad afferrare un irrequieto movimento futurista. La giacca, come l’armatura di un antico cavaliere, aderente ai fianchi, con un distintivo pseudo nobiliare all’occhiello, e un motto: “Il futuro non esiste”. Camicia candida e cravatta sobria, ma scalpitante, domata da un nodo scappino, il tutto dinamicamente sostenuto da pantaloni a sigaretta, leggermente a zompafosso nella speranza di non sporcarsi troppo, attraversando il fiume della vita. E un Borsalino a mo’ di elmo, di tanto in tanto rimesso in sesto da un bastone in radica a mo’ di spada. Non un dandy contemporaneo, ma un autentico viaggiatore, vestito con gli abiti appartenuti a suo nonno, alla ricerca di una dimensione dissolta, scomparsa, disintegrata dal tempo. E continui a girare sulla tua rotta immatricolata su dei parametri nevrotici, appiccicati lì, come un marchio di fabbrica obbligatorio, come un codice a barre che, nella decodifica, porta con sé l’informazione della tua sconfitta contemporanea. Poi acceleri, nel tentativo di seminare i tuoi pensieri, evitando di lasciarti coinvolgere troppo dalle sensazioni visive e, dopo la curva, nell’eccesso di un movimento evasivo di massa, inchiodi sbattuto contro il muro del silenzio, dove tutto torna a essere fermo, senza tempo, privo di meccanica sostanza. In fondo, con le spalle all’ospedale, la vedi per la prima volta, immobile, silenziosa a tutto tondo, come una sirena di bronzo seduta, in mezzo a un mare di petrolio, su di una Samsonite azzurra graffiata dalla strada. La testa chinata su se stessa, quasi a cercare un’uscita di sicurezza dentro di sé. Le gambe stanche, oblique, dai cento denari neri e smagliati, unite con l’eleganza di una stella ballerina, dalla gonna in pelle scura. Una cascata di extension nere sgorga da un alto fermaglio in rame stile impero, occultando dei capelli grigi, macchiati di biondo. Gli occhi chiusi abbandonati su quel volto, come le labbra gonfie, sintetiche, dimenticate nel tentativo di rincorrere un sorriso adolescenziale. E sulla giacca, un gessato nero simile a quello di una hostess, un’iniziale dalla nichelatura scrostata da punti di ruggine: una grande V di vita, di vittoria, di verità, quasi a rappresentare il logo di una compagnia di bandiera dell’anima. E la sera, poi, ripassare stanco, e rivederla tuffarsi nella sua valigia aperta, dopo aver mangiato dei crackers avuti in dono da una commessa del supermercato, ed essersi tolta le vecchie Dr. Martin scolorite, provenienti direttamente dagli anni ’80. Poi, parcheggi la macchina sottocasa, e incroci lo sguardo di un bambino che, dopo avere squadrato come uno scanner la tua vecchia auto, ti guarda con aria di sufficienza, quasi di disprezzo, per poi ritrovare la considerazione, e la pace, negli occhi di suo padre, che gli ha insegnato da sempre a giudicare gli uomini dalle dimensioni della propria autovettura, omologandolo a una motorizzazione senza futuro.

Informazioni su Guido Fabrizi

Partendo dalla fotografia, sto percorrendo l'impervia strada della scrittura cinematografica. Di questi tempi, tutti mi dicono che è da folli girare per produzioni con i propri soggetti sotto il braccio... Sarebbe da folli rinunciare...
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15 risposte a VIANDANTI

  1. newwhitebear ha detto:

    un racconto breve ma intenso con una variopinta umanità che si affolla nel tragitto casa-ufficio e viceversa. Tutto questo raccontato con tono sciutto ma colorato nelle espressioni.

  2. tramedipensieri ha detto:

    E’ più di una descrizione fotografica: c’è l’umanità; la fragilità e il disagio del vivere quotidiano; nessuna promessa futura.

    Sempre preciso, sintetico.
    ciao Guido
    .marta

  3. marilene mc candless ha detto:

    La tua abilita’ descrittiva fa si che io possa ben immaginare ogni situazione con tutti i particolari e dettagli tipo lo stile dei panni che l’uomo indossa fino allo stile dei suoi baffi. Il tuo modo di raccontare da’ al lettore la possibilita’ di essere praticamente sulla scena. Era da molto che non ricevevo i tuoi racconti! Ti ringrazio e continua ti prego. Ciao, Marilene

  4. marilene mc candless ha detto:

    Bellissima descrizione

  5. massimolegnani ha detto:

    due personaggi donchisciotteschi (il dandy e la donna) che, per quanto dissimili per atteggiamenti e status, mi sembrano accomunati da una predestinazione alla sconfitta.
    (mi chiedo se e quanto abbia inciso la foto nella stesura del racconto o se al contrario questa sia stata costruita da te a posteriori per corroborare le parole)
    ml

  6. massimolegnani ha detto:

    ma controllare ogni tanto se ci sono commenti e magari sbloccarli e rispondere, no?
    ml

  7. massimolegnani ha detto:

    Sei piu’ che giustificato, scusami tu:)

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