SO-STANZA VUOTA

SO-STANZA VUOTA

Lasciò la casa per la strada, da bambino, e iniziò a camminare a piedi nudi sull’asfalto, ferendosi le braccia con una spada, mentre la vita ormai precipitava, non cresceva. Chiuse la porta, e non portò via altro che qualche lacrima che si asciugò col vento, mentre il sangue si trasformava in corrosiva lava, e il cuore sembrava quasi spento. Lo sguardo a spillo, e il vuoto dentro, ingannando il dolore con la polvere di uno sporco e maledetto cemento, che lo faceva barcollare lento, verso la morte, verso il più completo smarrimento.

 

Informazioni su Guido Fabrizi

Partendo dalla fotografia, sto percorrendo l'impervia strada della scrittura cinematografica. Di questi tempi, tutti mi dicono che è da folli girare per produzioni con i propri soggetti sotto il braccio... Sarebbe da folli rinunciare...
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4 risposte a SO-STANZA VUOTA

  1. … che lo faceva barcollare lento, verso la morte, verso il più completo smarrimento ignaro che la salvezza lo avrebbe rapidamente raggiunto, incalzato, tormentato soavemente fino a spossarlo con la sua lasciva dolcezza racchiusa nello sguardo di una giovane che incautamente gli passò accanto e lo trascinò per asfalti maledettamente illuminanti mentre con gesti cauti e morbide tele rendeva luminose e turgide le sue bianche braccia riscaldandogli il cuore.
    Urge positività in tanto squallore
    Emanuela

    • Guido Fabrizi ha detto:

      Apprezzo il tuo tentativo di colorare con positività una vecchia istantanea in b/n, però la vita non la si può ritoccare come con Photoshop… Ognuno interpreta a suo modo, portando con sé il proprio mondo. Quello che ho scritto parla di esperienze dure, crude, purtroppo vere… Parla di un bambino di tredici anni che, buttandosi per strada, incontra l’eroina per sfuggire ai maltrattamenti che subiva in casa. Poi, penso che si sia salvato, che abbia avuto un percorso molto positivo, ma in quell’istante non c’era colore, e applicarvelo potrebbe risultare una forzatura…

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