L’ORDIGNO POSTALE

L'ordigno postale Guido Fabrizi

La prima cosa che Enzo Scozzafava fece, dopo aver chiuso la porta di casa, fu di andare, canticchiando, ad ispezionare la cassetta della posta. Come tutte le mattine trovò un’inutile montagna di carta: pubblicità di pizze a domicilio, il catalogo d’Ikea, il volantino del supermercato con allettanti offerte di passate di pomodoro di “Casal Volturno” e tonno “Delfino” di ottima qualità, “Equitalia che ti tiene sempre compagnia”, e tanto, forse troppo, no profit… Ma quel giorno si accorse che tra la montagna di carta emergeva una busta insolita: la prese, tralasciando le altre, e subito si rese conto che non vi era né mittente né destinatario e che, nella parte centrale, emergeva un insolito rigonfiamento a forma di sigaro. Una vampata di calore sprigionò, come in un flash, una profonda paura ed il pensiero che la busta contenesse un ordigno. Il cuore in gola, il respiro frequente come quello di un cane d’estate, solo e immobile, con la sua pericolosa missiva in mano, nell’androne della palazzina. Bastava un piccolo movimento e la sua vita sarebbe esplosa insieme alla busta senza nome. Nel frattempo entrò Salvatore Garofalo, il suo vicino, che, vedendolo congelato come una sogliola, gli passò una mano davanti agli occhi persi nel vuoto: «State bene?», gli domandò Garofalo. «Ho una bomba fra le mani», rispose Enzo, soffiando flebilmente le parole per non provocare vibrazioni. «Ohh Madonna mia! E dove l’avete trovata?», domandò Garofalo con crescente preoccupazione. «Nella cassetta delle lettere», rispose Enzo, sempre più a bassa voce. «E come mai? Avete forse fatto qualche torto a qualcuno? Avete detto qualcosa di sbagliato?», domandò il vicino, indietreggiando lentamente verso l’ascensore. «No! Nessun torto… Ma ora io, cosa faccio?», disse Enzo, quasi in lacrime, guardando Garofalo e sperando in un suo aiuto. Dopo qualche minuto di silenzio il vicino, che nel frattempo aveva guadagnato l’ascensore, sporgendo la testa dalla porta rispose: «Bisogna chiamare la Polizia», e brandendo il cellulare, iniziò a comporre il numero. «Nooooo!», urlò Enzo, rischiando la deflagrazione. «No!», ripetè a voce bassa. «Ma è pazzo? Le onde elettromagnetiche possono interferire con l’ordigno facendolo esplodere». «Giusto…», disse Garofalo con un certo senso di colpa. «Allora io andrei a telefonare a casa», concluse sottovoce e, felice per il fatto di sottrarsi a quella pericolosa situazione, prima di chiudere la porta dell’ascensore, facendo capoccella con la testa, aggiunse: «Volete che vi porto qualcosa? Che so, ‘na tazza di cafè?». Scozzafava lo guardò con un’espressione che superava l’odio e Garofalo, per togliersi dall’impaccio, indicò con il dito la risalita. Nel frattempo Enzo, ritornato nella condizione di solitudine insieme al suo ordigno minaccioso, iniziò a pregare, rivedendo scorrere, riflessa sulla vetrata dell’ingresso, tutta la sua vita. Mentre stava ricordando come in un film i peggiori momenti, dall’altra parte del vetro si materializzò un corriere, con una grande busta A4 in mano, che iniziò a fargli dei cenni per farsi aprire. Enzo, come in un risveglio, alzò lentamente il gomito, nel tentativo di arrivare al pulsante apri-porta. Tremolante, con la fronte imperlata di sudore, provò e riprovò varie volte l’apertura, sotto lo sguardo sbigottito del giovane fattorino, fino a far scattare faticosamente la serratura. Il corriere entrò cauto, non staccandogli mai gli occhi di dosso e, avvicinatosi con cautela, gli disse: «Dovrei consegnare questo plico al signor Scozzafava…». «Sono io», lo interruppe Enzo, sussurrando, mentre il giovane iniziò a guardarsi intorno con circospezione. «La poggi lì, su quel tavolo», indicò lentamente Enzo con il naso. Il corriere eseguì, presentandogli una ricevuta da firmare. «Non posso», disse Enzo leggermente adirato. «La busta che tengo fra le mani potrebbe esplodere da un momento all’altro…». Il ragazzo spalancò gli occhi, iniziando a tremare mentre, nel frattempo, arrivò Garofalo che, con enfasi sussurrata, disse: «Stanno arrivando, questione di dieci minuti… Ho chiamato gli artificeri che mi hanno scongiurato di non far muovere nessuno per un raggio di cinque metri intorno all’ordigno prima del loro arrivo: bisogna congelare la scena del crimine!». «Ma io dovrei fare delle consegne…», disse preoccupato il fattorino. «Fermo!», intimò aggressivamente Enzo. «Non hai sentito? Qui non deve muoversi nessuno, prima dell’arrivo degli artificeri.». Nel frattempo entrò nell’androne la farmacista, la dottoressa Iolanda Biletti che, fermatasi di colpo, dopo una grassa risata, domandò: «Riunione condominiale sulla tromba delle scale?» , ricominciando a ridere. «Signò, ce sta na bomba!», disse il corriere. «Cosa? Dove? ma cosa dice? Ma lei chi è?», incalzò stizzosa la dottoressa. «Tiene ragione o guaglione!», disse Garofalo, alzando gli occhi al cielo, continuando a dare spiegazione dell’accaduto e riassumendo la situazione. «Tutti immobili, per favore. Ne vale della mia, ma anche della vostra vita», esordì Enzo sempre più preoccupato, aggiungendo: «Chi l’avrebbe mai detto… Le nostre vite serene messe a repentaglio da una busta eplosiva…». Neanche il tempo di finire la frase che entrò trabballando il signor Ceci, l’ottantenne pensionato del quarto piano che tutte le mattine, dopo una salutare passeggiata di un’ora, si faceva le scale a piedi fino a casa. «Ma che state a fa’?», domandò l’anziano ai quattro. «Vede la busta che tiene in mano il Signor Scozzafava?», disse la farmacista. «Quella, Signor Ceci, è una bomba che può esplodere da un momento all’altro, se non stiamo tutti fermi!», aggiunse persuasiva la dottoressa Iolanda. L’anziano signore squadrò tutti e quattro i componenti, uno per uno, scrutandoli bene negli occhi e, dopo un attimo di riflessione, disse con quella tipica voce rauca dell’anziano: «Ma che cazzo state a di’?», e proseguì il suo cammino, fra gli sguardi attoniti di tutti, dirigendosi verso le scale e scomparendo lentamente oltre la prima rampa. Un silenzio totale, infranto soltanto dall’avvicinarsi della sirena della polizia e dall’eco nel cortile dei passi veloci degli artificeri. Entrarono due poliziotti, scafandrati come gli “SWAT” di un telefilm americano, e uno di loro teneva in mano una specie di parallelepipedo in ferro, con due buchi laterali. L’altro intimò a tutti di restare immobili e in silenzio, mentre il suo collega si avvicinò a Enzo, con un movimento delicatamente cauto inserì la busta nella scatola di metallo che portò lentamente fuori nel cortile. Il silenzio regnava nell’androne e gli occhi di tutti si cercavano nel tentativo di comunicare qualcosa… Dopo qualche minuto d’attesa arrivò uno dei due artificeri, dicendo con tono un pò scocciato: «Non si tratta di una bomba, dentro la busta c’è questo foglio con una penna e nell’intestazione il destinatario è Enzo Scozzafava, è qualcuno di voi?». «Sono io», disse Enzo, prendendo sconcertato la lettera. «E cosa dice», domandò Garofalo incuriosito, riscontrando il consenso di tutti i presenti. «Mmm… dice: egregio signor Scozzafava, è stato sorteggiato tra milioni di contribuenti italiani per ricevere una bellissima penna stilografica con la quale potrà firmare l’atto di pignoramento, che abbiamo provveduto a ricapitarle tramite corriere, nei confronti della casa di sua proprietà, in seguito alla situazione di morosità maturata da una multa, di millecinquecento euro di dieci anni fa, che allo stato attuale non ci risulta ancora pagata. Ringraziandola per la comprensione, le porgiamo distinti saluti da parte di Equitalia». Da quel giorno, a causa di una serie di eventi, la vita serena di Enzo Scozzafava cambiò radicalmente: l’azienda d’informatica per la quale lavorava fu costretta a metterlo in cassa integrazione e in seguito perse definitivamente il lavoro. Di conseguenza anche la casa venne fagocitata dalla riscossione dei tributi. C’è chi dice di aver visto Enzo chiedere l’elemosina davanti al palazzo di Montecitorio, esigendo dai politici qualche moneta per mangiare perchè, dopo tutto quello che gli avevano portato via, qualcosa gli era dovuto…

 

Informazioni su Guido Fabrizi

Partendo dalla fotografia, sto percorrendo l'impervia strada della scrittura cinematografica. Di questi tempi, tutti mi dicono che è da folli girare per produzioni con i propri soggetti sotto il braccio... Sarebbe da folli rinunciare...
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