LO SCONOSCIUTO

Lo sconosciuto Guido Fabrizi

Sulla strada principale di una zona periferica di Roma c’era concentrato tutto quello che, solitamente, serviva alla gente per sopravvivere e socializzare, quel tanto che basta per non farsi parlare dietro… La farmacia, l’ottico, l’alimentari, la pasticceria, il fruttivendolo, il barbiere, la parrocchia, il fioraio, e il bar, per fare una pausa da tutto questo, scambiando due parole giusto per sentirsi vivi. Quell’isolato era il nucleo pulsante di un puntino di vita sulla natica del mondo. Giornalmente, come in un formicaio, tutti s’incrociavano, creandosi un’idea l’uno dell’altro, spesso per esperienza superficiale, ma, il più frequentemente, sulla base dei racconti che qualcuno riportava da voci lontane e distorte. E, del sentito dire, in particolare due di loro ne avevan fatto una grande arte. Uno era l’ottico Lentini, slanciato e nero come una cornacchia nel suo consumato frac che, rigido come un becchino, se qualcuno gli chiedeva perché non se lo togliesse mai di dosso lui rispondeva, rimarcando, “ch’era l’abito a fare il monaco e a dare dignità, e non ciò che vi era contenuto dentro”. L’altro, il fioraio Saltasiepe, rassomigliante ad un crudele piccolo elfo con le guance rosse e gli occhi vispi, amava più coltivare l’erba del pettegolezzo anzichè i suoi fiori, che spesso piangevano di solitudine e mancanza d’aria, nell’oscurità della sua bottega. In quei giorni l’attenzione d’entrambi si concentrò su di un uomo che pernottava ospite presso un’anziana vedova del paese, che tutti da tempo tenevano reietta, in seguito a strane voci circolanti sui trascorsi amorosi della donna. Solitamente Lentini e Saltasiepe usavano incontrarsi, durante la giornata, per sparlare del loro piccolo mondo nel bar di Tazzarella, uomo simpatico e dal’apparenza leale, che tutti ascoltava come un confessore paterno, ma ermeticamente sfuggente. Lentini e Saltasiepe si offrirono a vicenda una tazza di caffè e, durante la degustazione, Saltasiepe iniziò a inorridire su ciò che aveva sentito sullo straniero di passaggio. Raccontava che la farmacista, tra un giglio e un’azalea, gli aveva detto che l’uomo fuggiva da un passato torbido e che, di tanto in tanto, origliando sul muro della sua stanza, lo sentiva imprecare verso la vedova, come se stessero in combutta fra loro su qualcosa di molto poco chiaro. L’ottico Lentini, non resistendo alla storia, rilanciò che anche a lui erano arrivate strane voci. Addirittura, tra una lente e l’altra, una fonte da tenere doverosamente anonima gli disse che l’uomo era un torbido personaggio dal passato macchiato, che trascorreva la sua vita sfuggendo, di città in città, alla sua brutta fama. E mentre l’ottico teneva ancora in bocca, come il cane l’osso, l’ipotetica vita dello sconosciuto, l’uomo entrò nel bar, congelando ogni parola di troppo. Gli sguardi, esprimendo fra loro gelido imbarazzo, iniziarono a vagare tonti nel limbo idiota della pochezza. Un silenzio che faceva avvertire rumorosamente la vergogna e i sensi di colpa generati da chi, barando con se stesso, sa di non essere nel giusto. L’uomo ordinò una tazza di the’ e iniziò a sorseggiarla, mentre Lentini e Saltasieppe esordirono con frasi sconnesse sull’ultima partita della Roma e della Lazio. Intanto l’uomo, finito di bere il suo the, andò verso la cassa per pagare il dovuto e, alzando lo sguardo verso Tazzarella, dopo aver pescato dalla tasca i soldi, si rese conto, attraverso il riflesso degli occhi del barista, che alle sue spalle Lentini gesticolava buffonescamente segni strani. L’uomo, girandosi verso l’ottico, lo guardò, scorgendo quella tipica espressione ebete di chi viene preso con le mani nella marmellata e i rigagnoli colanti dalla bocca. Lo sconosciuto uscì dal bar non curante dell’antica commedia umana che vede sempre i soliti attori, sostenuti da cruccie tarlate alle spalle. Nessuno seppe più nulla di quell’uomo, se non il suo vero nome: Gesù. E il giorno della sua partenza i fiori di Saltasiepe, che conoscevano meglio di tutti la natura umana, una volta messi davanti all’altare della parrocchia, appassirono, per non portare più il peso di un incomprensibile pregiudizio.

Informazioni su Guido Fabrizi

Partendo dalla fotografia, sto percorrendo l'impervia strada della scrittura cinematografica. Di questi tempi, tutti mi dicono che è da folli girare per produzioni con i propri soggetti sotto il braccio... Sarebbe da folli rinunciare...
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6 risposte a LO SCONOSCIUTO

  1. lupus.sine.fabula ha detto:

    E’ molto originale; io mi innamoro spesso delle storie che custodiscono un mistero…

  2. Pavolo ha detto:

    Complimenti. Grazie

  3. Pandora ha detto:

    carinissimo Guido…

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