IL PERCORSO DI UN SOGNO

Il Percorso di un Sogno Guido Fabrizi

“Proveniamo dal mondo del sogno per poterlo riconquistare, attimo dopo attimo, giorno dopo giorno, durante tutta la nostra vita”. Questa frase che da bambino mi disse mio nonno, mentre con un binocolo osservavamo gli stormi planare sui platani, penso abbia condizionato tutto il mio percorso. Ho sempre saputo che avrei scritto delle storie, anche se per gran parte della mia esistenza le ho realizzate solo nella mia mente, vivendole come dei film che scorrevano dentro me, autore e contemporaneamente pubblico solitario. Dopo l’infanzia ed un’adolescenza tormentata, arrivai ragazzo desiderando di voler esprimere e raccontare l’essenza di una storia: una sorta di funambolo sospeso tra immaginazione e realtà, alla ricerca di se stesso, attraverso il mondo. Guido, il protagonista del felliniano “Otto e mezzo”, mi rapì totalmente, conducendomi in quel territorio onirico dove la realtà svanisce, illuminando lo specchio dell’immaginazione. A vent’anni mi rivolsi al Centro Sperimentale di Cinematografia ma, per motivi a me oscuri, non riuscii mai a varcarne la porta e questo mi provocò molta sofferenza. Ma il motore del sogno è un propulsore di una potenza straordinaria che non conosce limiti e, dopo essermi ripreso, riprogettai daccapo la mia vita. Se un film è composto da molti fotogrammi, pensai che la fotografia avrebbe potuto rappresentare quell’archetipo perfetto per iniziare a realizzare il mio percorso; attraverso un unico fotogramma sintetizzare il respiro di una storia, un solo frame che nel suo presente contenesse tutto il passato e il futuro di quella immobile realtà che, senza titoli di coda e senza la parola fine, avesse in sé un movimento eterno. Dopo varie esperienze professionali, dalla fotografia d’arte alla comunicazione sociale, iniziai ad avvicinarmi timidamente alla regia, affrontando per la prima volta l’esperienza della scrittura. Il progetto consisteva nella realizzazione di un cortometraggio, composto da tre episodi che affrontavano come temi il rispetto dei diritti umani, la tutela dell’infanzia e la salvaguardia dell’ambiente. L’iniziativa era patrocinata da Amnesty International, Telefono Azzurro e WWF e avevano dato la loro disponibilità a partecipare una decina d’attori di rilievo del cinema italiano. Ma soprattutto due cose mi fecero comprendere che stavo andando nella giusta direzione: il Maestro Ennio Morricone che, dopo aver letto gli script, decise di comporre gratuitamente quindici minuti di colonna sonora per il cortometraggio ed il sostegno paterno di Pupi Avati che, amorevolmente, mi spronava a proseguire. Tutto era stato pianificato per la produzione, mancava solo uno sponsor. Decisi fiducioso di rivolgermi alla Regione Lazio che, pur constatando il valore sociale e comunicativo del progetto, non lo finanziò mai, lasciandolo morire come un relitto abbandonato alla deriva, per motivi che, come sempre, rimasero a me oscuri. Nel pieno dello sconforto decisi di abbandonare tutto, di voltare le spalle al sogno, iniziando a vagare spaesato nelle stanze della solitudine. Trascorrevo le mie giornate osservando semplicemente il mondo nel suo divenire di cose, di persone e di situazioni, vivendo ed ascoltando in silenzio le emozioni che ne derivavano. Un giorno, dopo esser stato testimone di un drammatico evento, lo fermai sul momento su di un foglio di carta di fortuna, comprendendo di possedere in me un mezzo illimitato, in grado di raccontare la vita allo stesso livello di una cinepresa, libero da vincoli e compromessi economici. Iniziai a scrivere dei brevi racconti quotidiani di quanto incontravo nel mio percorso: piccole storie fotografiche simili a scene di un film che, man mano, diventarono la struttura portante del mio primo soggetto cinematografico. Per l’ennesima volta ero rinato grazie al sogno che sosteneva, con la linfa della creatività, la mia vita. Iniziai a cercare di far leggere i miei scritti: per due anni diedi la caccia a Domenico Procacci, senza che lui l’abbia mai saputo. Per due estati, soggetto alla mano, lo incrociai in Puglia, una volta vedendomelo andar via in barca ed un’altra mentre partiva in aereo verso Roma. Ma prima o poi… Al momento per vivere scrivo soprattutto per me stesso, chiedendo di tanto in tanto pareri a Dacia Maraini, e per sopravvivere faccio “da scimmietta” a direttori di produzione affannati, risolvendo alcune scene che, puntualmente, firmerà qualcun altro. Intanto trascorro le notti lavorando alla scrittura della mia opera prima che, crisi permettendo, inizierà le riprese nel 2014. Di questi tempi, tutti mi dicono che è da folli girare per produzioni con i propri soggetti sotto il braccio… Sarebbe da folli rinunciare…

pubblicato su “Diari di Cineclub”

http://www.cineclubromafedic.it/images/ccroma/diaricineclub/diaricineclub_003.pdf

 

 

 

Informazioni su Guido Fabrizi

Partendo dalla fotografia, sto percorrendo l'impervia strada della scrittura cinematografica. Di questi tempi, tutti mi dicono che è da folli girare per produzioni con i propri soggetti sotto il braccio... Sarebbe da folli rinunciare...
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7 risposte a IL PERCORSO DI UN SOGNO

  1. tramedipensieri ha detto:

    Sarebbe da folli rinunciare…
    …ed è quel che penso.

    buona giornata
    .marta

  2. laurin42 ha detto:

    Quando hai un sogno tutto l’ universo si impegna perche’ tu possa realizzarlo.
    Il cammino dell’ umanita’ e’ segnato da sogni realizzati di ognuno.
    Love
    L.

  3. business.we.love ha detto:

    Grazie a te per farti leggere.

  4. Elisabetta Lelli ha detto:

    Avere un Sogno è come averlo già realizzato.

    Un bacio a te!

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