IL MAL DI DENTI

 

Dopo una nottata passata a imprecare e lamentarsi a causa di un vecchio molare marcio, Aldo decise di recarsi in farmacia all’apertura mattutina per fare una cospicua scorta di antidolorifici, di quelli che spaccano il fegato perforandolo da parte a parte, come una revolverata consigliata dalle migliori case farmaceutiche. Per tutto il percorso premette con l’indice sulla guancia, in corrispondenza del dente agonizzante, sperando di annientare il dolore con una brutale pressione. Gli occhi marci, la bocca fetida, la pelle unta dal sudore, e un odore d’ammoniaca simile a quello di un cadavere, barcollante scese dalla sua vecchia Fiat Ritmo, parcheggiandola di traverso rispetto alle altre auto. Entrò in farmacia dondolante e a fatica. Dopo aver preso il numeretto raggiunse una poltroncina bassa dove, lasciandosi sedere, trascinò con sé lo scaffale dei preservativi. Mentre imbarazzato raccoglieva le decine di scatolette, gli apparve una donna dalla bellezza eterea, slanciata, elegante, come se da sempre i suoi geni fossero stati nobili, raffinati, appartenenti di diritto ad una realtà superiore, élitaria, fuori dal comune e dai canoni di bellezza. Quando si dice “una classe innata”, che immediatamente ti fa comprendere l’appartenenza a un livello sociale elevato e abbiente di denaro, cultura e potere. Lunghi capelli lisci, biondi come il grano, morbidi come la seta: un vero luogo comune. A lui invece ricordavano quel punto di biondo fra Barbie e la Principessa Sissi, una sorta di “biondo paradiso”. Un volto dai lineamenti perfetti e dagli occhi espressivi, quasi regali. Un sorriso di stampo positivo e affascinante che lasciava delicatamente affiorare una dentatura di perle tahitiane. Un’anima non appartenente al mondo brutto, sporco e cattivo della miseria, delle beghe, delle nevrosi, della povertà dalle incolmabili solitudini, della disperazione di una vita che scorre senza riuscire a darle un senso. Una mannequin dell’anima e dell’estetica, vestita di savoir faire e Chanel comprato in ogni angolo dei continenti. Insieme a lei le sue due piccole figliole di sei anni circa, gemelle, con gli stessi capelli della mamma, vestite con graziosi abitini identici. Vivaci come l’intelligenza della madre che, di tanto in tanto, proferiva alle bimbe una nota di moderazione in inglese, mentre parlava con la dottoressa che si trovava dall’altra parte del bancone. Le piccole si rincorrevano così velocemente che ad Aldo era quasi impossibile vederne i lineamenti. Solo di una, che si era fermata e seduta su di una poltroncina di fronte alla sua, ne vide la bellezza principesca, simile a quella materna. Un’adeguata delfina dagli occhi tristi. L’altra, in continuo movimento, girava e rigirava intorno a una colonna della farmacia e veniva richiamata di frequente dalla mamma, alla quale non dava molto ascolto. A un certo punto la piccola, non più alta del bancone, si avvicinò alla madre per chiederle qualcosa: iniziò a tale scopo a strattonarla dalla manica dell’elegante trench di alta moda. Tirava come chi cerca di attirare su di sé qualcosa di più di una semplice attenzione. In questo tira e molla disperato, a un tratto, mentre la dottoressa si allontanava per prendere le medicine richieste, con un gesto fulmineo, quasi invisibile, come un camaleonte cattura la sua preda con la lingua, la madre cambiò espressione e, digrignando i denti come un animale all’attacco, diede una sberla micidiale sul volto della bambina. Uno schiaffo che non finiva nel suo naturale gesto, ma continuava a comprimere il piccolo viso contro il bancone contundente, fino all’arrivo della dottoressa che ritrovò un’atmosfera di serenità sorridente, contraddetta solo dagli occhi bassi della piccola. Quasi come se non fosse successo nulla, dopo aver accennato a una espressione repressa di pianto, la bambina si avviò verso Aldo che aveva osservato tutta la scena. Man mano che si avvicinava, Aldo si rese conto che la gemellina aveva qualcosa di diverso dall’altra. Pur essendoci una somiglianza generale a livello somatico e fisico, gradualmente focalizzò che la bambina era affetta da nanismo. Con un contraccolpo scomparve il dolore al molare, mentre la bambina, quasi di fronte a lui, guardandolo fissamente negli occhi, gli digrignò i denti che teneva serrati in un’espressione d’odio, proveniente dal dolore. Due richiami della madre, e le figliole la seguirono saltellando, distogliendosi da quella noiosa sosta in farmacia. Aldo si alzò dalla poltroncina, risvegliandosi come da un sogno, e barcollando meno del solito, dopo essersi guardato intorno, si rimise a posto la camicia che gli fuoriusciva dai pantaloni. Visto che il dolore al dente gli era passato, decise di ritornare a casa per andare ad accompagnare a scuola il figlio di sette anni, cosa che non faceva da molto tempo.

Informazioni su Guido Fabrizi

Partendo dalla fotografia, sto percorrendo l'impervia strada della scrittura cinematografica. Di questi tempi, tutti mi dicono che è da folli girare per produzioni con i propri soggetti sotto il braccio... Sarebbe da folli rinunciare...
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15 risposte a IL MAL DI DENTI

  1. ombreflessuose ha detto:

    Ciao Fabrizi, sei tornato alla grande…
    Una storia che mi ha catapultato dentro la farmacia facendomi vivere le stesse emozioni di Aldo
    Grazie, se molto bravo
    Baci
    Mistral

  2. ombreflessuose ha detto:

    Caro Guido, scusa l’ intreccio col cognome

  3. Guido Fabrizi ha detto:

    Bentrovata, non preoccuparti per il nome, succede spesso!… Grazie a te per la tua presenza.
    Un abbraccio. Guido

  4. jalesh ha detto:

    Grazie per il tuo passaggio sul mio blog…racconto splendido di una cruda realtà

  5. carlozeuli ha detto:

    Caro Guido, bell’esempio di racconto in cui evidenzi con sapiente uso del ‘contrasto letterario’ il teorema del “Non tutto è come sembra”. Questa è la chiave filosofica dell’espressione narrativa, a partire dalle favole (Cenerentola docet) in poi. E’ un po’ che ti seguo, con un certo interesse. Se vuoi, chiamami (348/8902918) o scrivimi (czeuli@libero.it): vorrei fare un film tratto dal mio romanzo sui Padri Separati: “Giudici e Padri”. E’ un po’ diverso dalla letteratura che si sta componendo sul genere. Ho letto che stai facendo esperienza con le case cinematografiche e, se t’interessa l’argomento, ti chiederei di collaborare in questo progetto, da scrittore. Un incoraggiamento a proseguire come stai facendo. Ciao. Carlo

  6. nunziadaquale ha detto:

    …racconto di impatto! mi è piaciuto molto, bellissima la descrizione analitica e paradisiaca della donna e la contrapposta immagine della scena seguente. Bravo!

  7. Dacia ha detto:

    Caro Guido, Lei scrive molto e anche con umorismo. Qualche volta sopra le righe. Ma come finisce la storia di questo rudere umano col mal di denti? Un caro saluto da Dacia m

    http://www.daciamaraini.com/tools/maraini-2.shtml

  8. Cristina ha detto:

    Dolorosamente bello e amaro. Ciao Guido, Crí

  9. iL Demagogolo ha detto:

    Mi piace molto il tuo modo di scrivere, mi sembrava quasi di vivere la scena in prima persona.
    Ancora, bravo.

  10. mileto angela ha detto:

    Racconto affascinante , a tratti mi sembrava di leggere Dostoevskij. molto bello e” forte” , come l’intensita’ e le emozioni emergono in egual misura nella descrizione degli opposti….

  11. Tilde Lombardini ha detto:

    spaccato di vita descritto così meticolosamente bene da toccare quasi i capelli biondi della signora..la loro regalità. .il “volteggiare”rincorrere della bimba dietro gli scaffali della farmacia..la bimba che tira il cappotto alla mamma..la regalità si perde nel drighignare dei denti della mamma..nel suo sonoro ceffone per ristabilire l’ordine e l’obbedienza da parte delle sue figlie..e un senso di amarezza o di sconforto..un turbamento fa dimenticare
    il dolore ad Aldo portandolo a quell’affetto a lui caro che pur trascura..Le sofferenze altrui se ci colpiscono il cuore possono servirci d’insegnamento?? nn credo..a volte anche vivendo esperienze molto dure siamo in grado di trarne insegnamento! complimenti x il racconto breve molto bello..perdona la mia voglia di commentare ma mi ha fatto riflettere!

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