TROVARE PARCHEGGIO A ROMA IN UNA SERATA DI LUGLIO

trovare parcheggio a roma

 

Cercava parcheggio nel centro di Roma, nei vicoletti tra largo Argentina e Piazza del Gesù. Una quintana di mezz’ora entrando e uscendo, ripassando e riguardando in ogni angolo buio, come un animale in cerca della sua preda. Entrò in una stradina interrotta da lavori in corso, sperando che le remore degli inquieti gli avessero salvato un piccolo spazio. Ma dove porta in realtà un vicolo cieco, una strada senza uscita, se non a toccare il cuore delle nostre paure? Ci si infila incautamente in un percorso sconosciuto, non sapendo cosa si possa trovare oltre quel limite invalicabile. In fondo alla strada c’era un minuscolo parcheggio lasciato trascurato fra le altre auto inconsapevoli. E vai! Tutto sembrò risolto, superato, l’ansia elaborata, e riposta nei cassetti dell’inconscio. La sera appariva con il sorgere delle calde lampade dei vicoli romani, che diffondevano una luce crepuscolare artificiale aprendo il sipario di una città in continua contraddizione drammaturgica. All’uscita dal vicolo notò qualcosa che prima, entrando con la macchina, aveva superato automaticamente, senza soffermarsi, come un ostacolo ingombrante che avrebbe potuto graffiargli l’auto. Una piccola sedia a rotelle sconquassata su di ogni piano, una sorta di rottame arrugginito, dove sedevano trenta chili di minuscola donna anziana, lasciata lì, accostata con la faccia al muro, come fosse un rifiuto. La pelle fuligginosa e i vestiti rigidi addosso, come di cartapesta, circondata solo dall’odore acre dell’abbandono. Le braccia e le gambe erano piagate, infette, mentre ripiegata su se stessa, silenziosa, mangiava con le dita da una piccola vaschetta in plastica una manciata di riso in bianco. Le mani scure e affusolate calzavano, quasi con un gesto elegante d’igienico pudore verso se stessa, due guanti di plastica, di quelli che servono a prendere la frutta nei supermercati per gestire le nostre piccole ipocondrie salutiste. I loro occhi s’incontrarono per un istante. Il caldo dei lampioni svanì, illuminandosi di un verde vitale e lucido che sorrideva sdentato, ma limpido, verso l’anima di lui che per un attimo aveva parcheggiato il suo cuore accanto a una donna oggetto, abbandonata lì, in quel vicolo, come una rosa lasciata a marcire nella sua bellezza.

 

 

Informazioni su Guido Fabrizi

Partendo dalla fotografia, sto percorrendo l'impervia strada della scrittura cinematografica. Di questi tempi, tutti mi dicono che è da folli girare per produzioni con i propri soggetti sotto il braccio... Sarebbe da folli rinunciare...
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14 risposte a TROVARE PARCHEGGIO A ROMA IN UNA SERATA DI LUGLIO

  1. Umberto ha detto:

    Ottimo racconto scritto con un’insolita capacità di sintesi, precisione di desrizione e contestualizzazione. Sembra che tu non abbia altra scelta che proseguire, come dici, per quell’impervia strada…
    Umberto

  2. jalesh ha detto:

    Un racconto bello e veritiero….parcheggiare a Roma è un’impresa…poi ci sono anche gli imprevisti anche tristi come quello che hai descritto. Grazie per il tuo commento sul mio blog

    • Guido Fabrizi ha detto:

      Gli anni ottanta ci hanno viziato… Forse paradossalmente, oggi ci può essere d’aiuto guardare anche quello che inconsciamente rifiutiamo. Restando con una metafora temporale, gli anni 50 ci insegnano una forza d’animo maggiore: quella di cui, attualmente, abbiamo bisogno per superare tutto.

  3. melodiestonate ha detto:

    bellissimo racconto………………

  4. ombreflessuose ha detto:

    Una scena che hai girato magnificamente dentro una città splendida, ma muta ed egoista come
    i cuori della gente di Oggi
    Bravo, mi piace il tuo stile
    Baci
    Mistral

  5. johndscripts ha detto:

    Il sorriso di simpatia dell’autista è scemato in un serio mutismo di sdegno…
    Un graffio al cuore… non me l’aspettavo…

  6. alce ha detto:

    Dovresti fare più attenzione alla forma ed alla sintassi, e non solo a seguire il flusso dei pensieri e delle immagini. Cura di più la consecutio temporum: non si può passare da una narrazione al tempo passato ad una al presente più e più volte nel corso di pochi periodi.
    Guarda ad esempio come hai iniziato con “Cercava” e “Decise”, per poi passare ad un “ci si infila” e quindi ritornare a “c’era (un piccolo parcheggio)”, e di nuovo a “sembra (risolto)”. Da mal di testa. Buone idee meritano una buona stesura.

    ps. si scrive “igienico” e non “igenico” 🙂

    • Guido Fabrizi ha detto:

      Hai ragione, spesso capita di scrivere frettolosamente… Grazie al tuo consiglio, ho già apportato delle correzioni e sicuramente in futuro presterò una maggiore attenzione. Ti ringrazio e spero di risentirti.
      Guido

  7. Dacia ha detto:

    Caro Guido Fabrizi il racconto è riuscito, ha una sua forza interna che spinge alla lettura. Trovo solo che c’è poca misura negli aggettivi. IL racconto è terribile senza bisogno di calcare la mano ed è esemplare: una donna ridotta a immondizia solo perchè sola e perchè povera. Vogliamo metterla così? Comunque, mi sembra ben riuscito. Abbia piu pazienza però con la sua scrittura. La struttura del racconto regge e l’incontro con la persona resa pattumiera è ben costruito. Bravo! A presto e un carissimo saluto. Dacia Maraini

    http://www.daciamaraini.com/tools/maraini-2.shtml

  8. mileto angela ha detto:

    ….Da brividi questo racconto!!! Complimenti davvero, uno stile linguistico notevole. Forte ed intenso e nello stesso tempo delicato. Un bellissimo racconto, pur nella sua drammaticità….Un attimo di ” luce ” , che dura un’infinito atto d’amore.

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