VERITÀ E MENZOGNA

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Le due sorelle non erano gemelle, una era miele l’altra era fiele. La prima credeva nell’amore, l’altra nella morte. Una era luce leggera, tenue, e tremava come una fiamma al vento, l’altra era persuasiva, occulta, e nelle sue notti senza scrupoli inchiodava l’anima su di una lapide di cemento, scolpendo in un epitaffio la sua innocenza. Una aiutava il mondo spassionatamente, l’altra lo malediva credendo solo nel contante. Una, candida e pungente, sincera, mai demente, l’altra simulava cultura e intelligenza, ma in realtà spacciava solo un vuoto disarmante. Le due sorelle non erano gemelle, la prima ti regalava una coppa piena di stelle, la seconda ti coltivava affogandoti in una secchiata di balle, la stessa differenza fra un gesto che esprime lealtà e la fregatura che ti rifila, sorridendo, una carogna. Le due sorelle non erano gemelle, una era la verità, e l’altra la menzogna.

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SPUGNE DI PLASTICA

Non capisco questa sfrenata voglia di vivere di massa, che prima calpestava le piccole cose, senza apprezzarle, e ora le vuole consumare come un hamburger di plastica. Alcuni giorni fa stavo insieme al mio amore a mangiare un panino al prosciutto sotto a un ciliegio in fiore, seduti a guardare la vita, a parlare con la gente. Eravamo felici. Cosa ci manca in realtà che non riusciamo a trovare? Forse non dipende dalla pandemia, ma dalla nostra incapacità a guardare oltre le cose. Forse il covid ci ha messo solo di fronte a noi stessi.

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CONTINUITÀ

Mio padre, ferroviere, andava in bicicletta, tornava a casa in fretta a colpi di sirena, con le mani bruciate dagli acidi pulenti che usava per ridare vita a motrici simili a teste di serpenti. Io da bambino stavo sul ciglio della strada e lo vedevo stanco rientrare a tarda sera, con gli occhi sempre più spenti dal ritmo disumano, che in cambio di un salario portava via con sé l’uomo. Pedala in fretta vecchio, con quei quattro soldi in mano, il premio ricevuto per essere stato un partigiano, e mentre ora non canti più la musica libera dei monti, ora vedi sui treni e le stazioni, per mano degli stessi, morire i soliti innocenti.

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CIÒ CHE RESTA DEL NULLA

CIÒ CHE RESTA DEL NULLA

Ho realizzato questa immagine perché allo stato attuale delle cose bisogna agire urgentemente. Non sarà il Pianeta a soffocarci, saremo noi a farlo. E questo processo nefasto è già iniziato da un pezzo, nel nostro organismo stiamo già assumendo da tempo microplastiche, e qui mi fermo. Bisogna esigere non solo una produzione biodegradabile, ma anche il recupero del danno fatto in decenni di consumismo sconsiderato. Ci riguarda tutti, nessuno si senta escluso, non possiamo fare finta di niente.

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PERCEZIONI ATTIVE

Vado fra gli uomini, ignoro il domani ma sento che comincia una nuova vita”

(Dostoevskij)

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OLTRE QUEL LIMITE

Oscura è la notte, lunga nei suoi passi inquieti, fra torbide ombre immerse in raggelanti e impietose angosce diurne. Ma noi sorgeremo ancora al giorno, come raggi di luce infuocati di vita, oltre quel buio che toglie il respiro soffocando il futuro, oltre quel limite che intrappola l’uomo in un sogno circondato da un muro.

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TROVARE IL CORAGGIO

Trovare il coraggio di ammettere di non provare più nulla verso il dolore degli altri, verso il sangue innocente versato nel mondo, guardando apatici un Pianeta che sta lentamente sparendo sovrastato dall’incoscienza, mentre milioni di persone migrano come piccole formiche nel tentativo di salvarsi dal baratro, insetti scomodi da neutralizzare. Trovare il coraggio di ammettere di non provare più nulla, se non solo per noi stessi, commuovendoci esclusivamente per le nostre piccole delusioni incentrate sul possedere e sull’apparire, noi, micro agglomerati di particelle attratte dal potere, incapaci di volare, private di spiritualità, con un solo verbo Dio: consumare. Trovare il coraggio di ammettere di non provare più nulla neanche per quelli che un tempo erano i nostri sentimenti più veri, più puri, dove la morte non era una vergogna da occultare, e la vita un attimo stupendo, una festa da celebrare. Trovare il coraggio di ammettere, per ricominciare, partendo dal basso, in punta di piedi, per un domani migliore.

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BUONA PASQUA

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SENZA TITOLO

Claude-Monet

Il salice ridente mi avvolse con la chioma nutrendo le mie foglie con la linfa di un assioma: le lacrime preziose non vanno mai sprecate, danno fertilità all’anima come gemme delicate, portano pace al cuore come tempeste oltrepassate.

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OVUNQUE TU SIA, PROTEGGI.

Oggi sono cinque anni che sei andata via, dopo avermi regalato il mondo e una manciata di pace. Si è spento quel lampione sotto casa con il tuo ultimo respiro, preceduto dalla promessa: “Starò sempre al tuo fianco, starò sempre vicino a te”. Mantienila, non te ne dimenticare, proteggimi fino al mio ultimo attimo di vita, fino al mio ultimo respiro.

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INAMOVIBILI

Mi disgusta il giudizio sociale delle persone perbene, quelle che per nascondere le proprie paure, per celare i propri lati oscuri, creano mostri inesistenti lasciando campo libero a quelli veri.

 

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RETROPASSI

A ogni piccolo passo indietro, che ci viene spacciato per un passo in avanti, noi perdiamo sempre qualcosa in più, senza rendercene conto, se non nel tempo.

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INSIEME

Abbiamo un disperato bisogno di eroi quotidiani, ma non mi riferisco a poliziotti, medici, infermieri, vigili del fuoco, quelli lo sono già di ruolo. Abbiamo bisogno del vicino di casa eroe, del passante eroe, dell’eroe sconosciuto, che senza che gli sia richiesto fa qualcosa per l’altro, dal semplice sorriso al sostegno concreto. Non servono gesti eclatanti, basta poco per innescare un abbraccio sociale, terapeutico, basta dire: “Ci sono, e non solo per me stesso”. Basta credere che insieme, ma veramente uniti, riusciremo a costruire una vita migliore, dove in futuro la parola collettività sarà più importante della parola individualismo.

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FAKE UMANA

Le fake news servono a distogliere le menti da una verità, a persuaderle del falso, ma ci sono fake peggiori, parenti della calunnia, del pettegolezzo, quelle che si adoperano per screditare qualcuno. Ci sono calunniatori, pettegoli, odiatori, gente mascherata, che nelle fake hanno trovato lo strumento perfetto per esprimere la loro malvagità, lavorando vigliaccamente sottotraccia. Elementi che partendo dal nulla, o da un banale dettaglio parassita, distorcono, orientano, costruendo un castello di fango per seppellirci sotto la vittima del momento. Il trionfo dell’odio e dell’inconsistenza. La vera fake umana. Quando una società, e non più un gruppo limitato di persone negative, intraprende questa strada, ovvero di credere a tutto ciò che gli viene detto, partecipando al gioco del riferito, senza conoscere il problema, senza una valutazione critica, imparziale, ci si inoltra nei personaggi dei “Miserabili”, dove la fiction di una facciata pulita serve solo per accreditarsi agli altri, per poter mettere in atto il progetto di distruzione nei confronti di un soggetto da abbattere. Cattiveria pura mistificata da Giustizia. Attenzione quindi, quando qualcuno ci parla di qualcun altro, non diventiamo complici inconsapevoli della bassezza umana. Partiamo dal presupposto che per conoscere le persone bisogna viverle, solo in questo modo si cresce, solo in questo modo alzeremo il livello delle nostre vite.

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NELLA NOTTE

Nella notte scorro come le dita sulle corde di un contrabbasso, seguendo la sordina che ispira ogni mio singolo passo. L’assolo di un clarino apre le porte a un nuovo volo, e un sax soprano sopraggiunge prendendomi per mano. Il tempo va da matti, la vita vibra sul ritmo di due piatti, in equilibrio sul filo di due piatti, mentre la penna sopra al foglio scorre fra le note vorticose di un piano solo.

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