L’ALLEGRO DELIRIO

Che bella questa primavera anticipata, fiori, api, bagni al mare, peccato per gli sciatori che, delusi, poverini, non trovano la neve. Ma abbiamo il cervello annacquato? 19° a Varsavia il primo gennaio 2023, a Bilbao 25°! Temperature fino a 20 gradi in più rispetto alla norma.

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IL MADREMOTO

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BUON 2023!

Buon2023

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LA GUERRA DEI GENERI

Complementarità

Il 25 dicembre scorso ci ha lasciati Elena Gianini Belotti, illuminata pedagogista, scrittrice, saggista, madre nobile del femminismo italiano. Con il suo libro, “Dalla parte delle bambine”, tutt’ora ci aiuta a comprendere, attraverso una riflessione inedita che negli anni ’70 avviò il dibattito sulla parità di genere, che gli esseri umani, a prescindere se maschi o femmine, nei primi due anni di vita, nelle pulsioni legate a sentimenti, emozioni, come paura, aggressività, dolore, gioia, gentilezza, in tutti gli aspetti relazionali, manifesterebbero comportamenti simili. Solo dal terzo anno in poi si costituirebbero differenze di ruolo, atteggiamenti legati più che altro al condizionamento socioculturale, dove il maschietto a un certo punto inizierebbe a tirare fuori aggressività verso l’altro, verso un potenziale nemico, non appartenente al suo gruppo identitario, in questo caso nei confronti delle bambine, che accetterebbero in un silenzio remissivo, passivo, questo comportamento prepotente.

Bisogna però andare oltre a questa ipotesi, senza perdere di vista un fattore importante, che gli esseri umani non nascono tutti come delle tabule rase, usciti da una catena di montaggio, ognuno porta con sé un patrimonio genetico specifico, che determina una personalità differente, e questo non è da sottovalutare, generalizzando gli atteggiamenti negativi maschili in un insieme di genere. Certamente il condizionamento socioculturale esterno ha un’importanza fondamentale nella crescita dell’individuo, interagisce con la formazione dell’identità, senza la quale non si arriva ad una maturità lontana dalle esigenze narcisiste del bambino. Però, identificare il male in un genere distorce, rasentando un giudizio patologico che allontana, grazie allo stereotipo, dai termini obbiettivi di valutazione.

La questione della parità dei generi non può e non deve diventare, nel senso comune, una sorta di contrappasso della vendetta da parte delle donne nei confronti degli uomini, per far scontare loro le violenze e il maschilismo storico subito nei millenni, incolpando di questo, a livello simbolico, qualsiasi uomo. In quest’epoca di precarietà sociale, umana, di nebulosità dei punti di riferimento, possiamo permetterci di continuare a coltivare divisioni, invece di comprendere quanto sia evolutivo il principio di complementarità andando oltre ai generi?

Sicuramente a livello culturale va affrontata la questione del condizionamento maschilista, che però nella sua genesi non è patrimonio solo del genere maschile, che spesso, trasversalmente, viene trasmetto ai figli da padri e madri, dalla società, da una scuola poco attenta che affronta il tema senza supporti competenti.

 Se si deve estirpare il maschilismo come una malattia, non lo si deve trasferire alle figlie in crescita, in una sorta di femminismo vendicativo, che tende a ristabilire un equilibrio nell’aggressività, nell’incomunicabilità, senza curarsi degli effetti collaterali che questo atteggiamento produce. Sì, perché, a livello intellettuale, è facile schierarsi dalla parte delle donne, ostentare di risolvere la questione in termini dialettici attraverso la comunicazione, diventando paladini/paladine di una giusta causa, che si comunica a livello mediatico. Questo modo di affrontare il problema in realtà non si preoccupa minimamente degli effetti collaterali prodotti da una comunicazione sociale non consapevole, fatta da dinamiche fondate solo sulla pancia, in una provocazione teatrale che mette a rischio le donne, abbandonandole nelle loro solitudini domestiche, fra le mani dei loro carnefici, che, a telecamere spente, potrebbero sentirsi legittimati a produrre violenza in una guerra di posizione di genere, fomentata da messaggi esterni che in realtà invece di combatterla l’alimentano.

Continuare in questo modo non risolve il problema, ma crea solo visibilità ad un conflitto dove inevitabilmente continueranno a esserci delle vittime, creando uomini e donne sempre più distanti. La funzione intellettuale deve essere, per sua natura, di vera utilità sociale, il problema è quando resta solo speculativa a girare su se stessa come una bella trottola che gira statica, senza produrre un moto differente, utile. La questione va affrontata da un punto di vista di evoluzione umana, il femminismo è servito ad aprire una strada, contestualizzata negli anni ’70, un risveglio e un’attenzione dovuta nei confronti della discriminazione delle donne, ma procedere in modo fondamentalista su quel tipo di percorso, senza curarsi dei cambiamenti sociali, significa creare uno stallo che non può portare ad altro che a periodi storici di maggiore o minore potere di genere, lontano da un percorso di consapevolezza, di reale crescita, che vedrà gli esseri umani sempre più incapaci di elaborare nuovi valori di complementarità fra persone.

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LA FORZA DELLA DISILLUSIONE

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Delusione, compagna di vita, prima ti travesti da illusione, mostrando ogni cosa in discesa, quasi fiorita, poi, fredda, allontani lo sguardo facendomi rotolare su per la salita, e i sogni esplodono come bolle di sapone, prive di arcobaleno, sbiadite e soffocate da un’effimera illusione, quella del continuare a credere in quell’irrequieto treno, che sembra non trovare mai un punto fermo, un binario vivo, sul quale costruire una solida stazione, ma non rinuncio, mi rialzo, e ogni giorno, dopo avere ascoltato il mondo, scrivo.

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BUON NATALE DA IL MADREMOTO :)

BuonNatale2022

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IL MADREMOTO

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BUON NATALE!

BuonNatale2022

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PANE E LIBRI

IlMadremotoDaBonci

I libri servono alla vita come il pane, e quando sono scritti bene sono buoni come la pizza. Dobbiamo ritrovare la cultura semplice del vivere, quella che fa bene al corpo e all’anima, e ci aiuta a ritrovare anche i pensieri giusti. Quale luogo migliore per leggere Il Madremoto, se non da Gabriele? 🙂

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IL MADREMOTO

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TURISMO D’ASPORTO

 

TurismoD'asporto

A cosa serve viaggiare se lascia solo il ricordo di un pranzetto tipico, di un dolcetto locale particolare, di musei e monumenti da guida turistica, al limite qualche souvenir? A che serve viaggiare, se poi quel viaggio non incide profondamente nel rapporto con gli altri, con la vita, se non ci cambia dentro? Forse questo modo di percorrere le strade del Pianeta è simile all’effetto che si ottiene con le sostanze, dà solo un’illusione di benessere, un attimo che fa sentire liberi, vivi, senza confini, alla ricerca di una spruzzatina di endorfine, ma senza correre il rischio di avventurarsi dentro di sé, perché il pensiero infastidisce, destabilizza. Il contatto con l’altro è più rassicurante attraverso un selfie, con alle spalle il mondo. Meglio consumarla la realtà, che viverla veramente. 

 

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IL MADREMOTO NELLA NUVOLA DI FUKSAS

LaNuvola

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DIVIETO D’ACCESSO

DivietoDiAccessoMeritocrazia? In Italia, al valore individuale si antepone, esclusivamente, il peso specifico politico, economico, relazionale.

 

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VERAMENTE FALSO

invito 22 novembre

Un amico che vale la pena leggere…

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NON SOLO EURO

© Massimo Sestini

Chi migra lo fa per vari motivi: per cambiamenti climatici, per guerre, per fuggire da una dittatura, per fame e povertà assoluta. In questi lunghi viaggi pericolosi capita di tutto, dagli stenti alle malattie, ma soprattutto la violenza messa in atto da chi depreda quelle anime del poco che hanno, torturando, uccidendo. Poi, chi riesce a superare tutto ciò, si ritrova immerso nel Mediterraneo, a cercare di sopravvivere fra due fuochi: gli stati europei del nord, che fingendosi paladini dei diritti umani li respingono ai confini, a braccia conserte, senza esitazioni, impacchettandoli e rispedendoli al mittente come merce avariata, e quei pochi migranti che accolgono vengono selezionati come animali da allevamento, mentre l’Italia, quella della peggiore demagogia, si mimetizza dietro a strategie elettorali di rifiuto totale o di scellerata accoglienza: una nega l’umanità e l’altra la stipa nei ghetti. In tutto questo, chi lascia morire degli esseri umani in mezzo al mare è un bastardo senz’anima, è fuori discussione, ma anche chi genera emarginati senza speranza, abbandonati a morire fra le macerie di un sogno. La Porta del Mediterraneo è la porta d’Europa, quindi nessuno si tiri indietro. Ogni singolo Stato deve rendersi disponibile sia nel soccorso che nell’accoglienza di quegli esseri umani che arrivano dal Mediterraneo o dalla rotta dei Balcani, ma soprattutto serve un urgente intervento umanitario, costruttivo, da parte dell’Europa nei paesi da cui partono e transitano milioni di persone. Una condizione epocale da cui non ci si può più sottrarre giocando con i numeri, con la geografia, o con prese di posizione ad effetto. Serve urgentemente un serio e onesto coinvolgimento da parte di ogni stato europeo, perché la vita degli esseri umani non si può strumentalizzare a fini politici o di interessi economici.

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